ANALISI DI UNA MOSSA SUICIDA

  • 30 agosto 2019
matteo-renzi

(Cinque Stelle? Io? Mai nella vita)

Il Movimento 5 stelle è un partito di fatto proprietà di una persona (Davide Casaleggio), regolato da procedure interne arbitrarie e del tutto opache (epurazioni e votazioni sulla piattaforma non certificata Rousseau).

Dal punto di vista formale è senza alcun dubbio il partito meno democratico dell’arco parlamentare italiano, molto meno democratico anche della Lega che ha pur sempre un suo statuto e un suo congresso.

Dal punto di vista politico il Movimento è un disastroso accrocchio di ciarlataneria e contraddizioni, un partito che – almeno a parole– vuole bloccare ogni opera pubblica e ogni tentativo di modernizzazione del Paese e nel frattempo prova a spargere soldi con l’idrante sui nullafacenti (reddito di cittadinanza) o ad assumere altri dipendenti pubblici (navigator). Tutto questo nonostante l’enorme debito pubblico italiano, vera zavorra del Paese nonchè ipoteca sulle generazioni presenti e ancora di più su quelle future.

Un partito che si schiera con decisione contro ogni concetto di responsabilità, visto che la colpa per i 5 stelle è per definizione sempre degli altri. Dell’Europa, dei poteri forti, del PD, di quel cane lì in fondo, quello con il pelo marrone. Lui.

Il Movimento 5 stelle è il partito da cui proviene quella che è la peggior classe di amministratori locali che la storia di Italia ricordi (Raggi, Appendino) [1]

 Uno dei suoi leader lo scorso anno ha chiesto la messa in stato di accusa del Presidente della Repubblica.

È il partito che ha davvero promesso ai familiari di 43 persone appena morte che il ponte Morandi di Genova sarebbe stato ricostruito entro un anno.

E non ricostruito e basta, ma ricostruito così.

È il partito che ha fatto ministro del lavoro e dello sviluppo economico, nonchè vicepremier, uno che in vita sua aveva lavorato poco e niente.

La stessa persona che dopo essersi vantato di aver viaggiato in economy fino a Shanghai ha sbagliato per due volte il nome del presidente cinese.

E questo solo per il nome, figuriamoci cosa avrà capito del resto. Immaginatevi come sarà andata la riunione fra la delegazione cinese e questa volpe del deserto cotta da più di dieci ore di volo pressato fra un sedile e l’altro. Questa è la gente che i 5stelle mandano in giro per il mondo a rappresentare l’Italia. Ma, ehi, volano in economy.

Un partito che prima rilascia dichiarazioni pesantissime contro un’azienda quotata in borsa e due settimane dopo gli chiede di entrare in società.

Il Movimento 5 stelle è anche il partito che aveva detto “sfido io a mettere gli asciugamani sopra un gasdotto” e ora ci sono degli asciugamani comodamente appoggiati sopra un gasdotto in Puglia come in decine di altri luoghi del mondo. L’unicità qui è che il Comune dove sorge l’opera non ha ricevuto, grazie all’amministrazione locale a 5 stelle, un euro di compensazione. Un Lose-lose in cui i 5 stelle sono campioni assoluti.

La palese inadeguatezza di praticamente tutti i dirigenti e parlamentari 5stelle è un gigantesco spot contro la meritocrazia.

Questo partito burletta che riesce ad essere in un colpo solo autoritario, aziendale e cialtrone è il nuovo alleato di governo del PD sotto la supervisione di uno degli uomini politici più improbabili di sempre, l’evanescente Giuseppi (cit.) Conte, il Forrest Gump che ha sempre una parola vuota per tutto.

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(Governeremo…bene!)

I suo discorsi ricordano quelli di uno studente delle superiori non troppo dotato: generici, vaghi, astratti e massimalisti, di fatto non dicono assolutamente niente e tradiscono una spaventevole ignoranza dei compiti a cui è chiamata la politica in una società evoluta.

Piccolo inciso: Il fatto che i discorsi di Conte piacciano anche a molti elettori del centrosinistra la dice lunga sullo stato comatoso della cultura letteraria in questo Paese. Un Paese ancora affetto, anche in pieno evo della scienza, dal morbo mortale del pensiero crociano. Un Paese che a parole è sempre universale e generico, mentre nella pratica si rivela immancabilmente feroce e familistico.

Conte dice ad esempio cose come: “Mi ripropongo di creare una squadra di lavoro che si dedichi incessantemente, con tutte le proprie competenze, energie, a offrire ai nostri figli l’opportunità di vivere in un Paese migliore” Ah, e noi che pensavamo volessi tirare su una banda di stronzi per creare un Paese invivibile. Grazie Giuseppi.

Questo baraccone a 5 stelle, il cui solo autentico talento è la capacità di deludere sempre (provateci e scoprirete che statisticamente non è facile), è ora il nuovo alleato di governo del PD.

Dopo i missili indirizzati verso piazza Montecitorio ora e' la scatoletta di tonno la nuova metafora usata da Grillo nella sua campagna elettorale. E dopo la piazza, il leader del M5S affida l'immagine anche a Twitter dove posta una foto di una scatoletta di latta contenente l'emiciclo della Camera dei deputati e l'etichetta del Parlamento italiano. "Apriremo il Parlamento come una scatoletta di tonno. Manca poco" promette Grillo nel tweet che commenta l'immagine, 7 febbraio 2013. ANSA/TWITTER

(Correva l’anno 2013)

Il partito che doveva aprire il parlamento come una scatoletta di tonno è finito per allearsi con l’alluminio. Lo stesso partito che   fino all’altro ieri riteneva il PD il Male Assoluto, il partito delle banche, il partito che rubava nottetempo i bambini ai genitori travestito da Bibbiano.

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(Correva l’anno…mh…questo)

 D’altrocanto Di Maio è lo stesso visionario del “mandato zero”.

Perché tutto questo?

Perché il PD aveva il terrore di Salvini, dei sondaggi che lo danno in grande vantaggio e del fatto che se la Lega avesse vinto le elezioni avrebbe potuto eleggere il Presidente della Repubblica.

Partendo dal presupposto che Salvini sia un fascista inarrestabile, il PD ha preferito quindi gettarsi nelle braccia del partito azienda-autoritar-cialtronesco contro cui aveva fatto tutta la sua campagna elettorale (e in opposizione al quale aveva ricevuto una larga parte dei suoi consensi). Antichi reperti:

  1. Renzi: provare i 5 Stelle al Governo? Li abbiamo già provati e i risultati li vediamo
  2. Matteo Renzi a TgCom24: il Movimento 5 Stelle dice tutto e il contrario di tutto

Il ragionamento del PD è talmente fallato che è anche difficile capire da dove incominciare ad enumerare gli errori che contiene.

  1. È vero che la nostra è una democrazia parlamentare e si possono formare nuove maggioranze senza passare dal voto, ma è altrettanto vero che l’alleanza fra due partiti che si sono fatti campagna elettorale uno contro l’altro e non condividono praticamente nessun valore è un grave tradimento del mandato elettorale. Il fatto che questo non rappresenti un problema formale davanti alla legge non significa che non azzeri la credibilità del partito che compie scelte del genere. Tradire il mandato ricevuto dagli elettori oltre ad essere una cosa scorretta e antidemocratica non è mai a costo zero. Prima o poi altre elezioni arrivano.
  1. La democrazia non può essere valida solo quando il popolo vota “giusto”, perché sia compiuta devono poter vincere anche “gli altri”. Nell’assenza di una vera maggioranza politica ( con, cioè, un certo grado di omogeneità ideologica e la possibilità di governare davvero) un partito autenticamente democratico non rinvia le elezioni attraverso un patto con il diavolo solo per evitare di perdere. Le affronta, se proprio le perde, ma costruisce per il futuro, idealmente fa i conti con la sconfitta e si rinnova internamente, cambia i suoi rappresentati, riforma le sue idee, dialoga cioè con quel mondo esterno che desidera rappresentare in parlamento. Si dimostra insomma un partito serio. Da questo punto di vista la lettera con cui Calenda ha annunciato le sue dimissioni dal PD è stata impeccabile. Le regole non valgono solo per gli altri. Altrimenti non è più democrazia, è un teatrino. Renzi è arrivato sulla scena come riformatore e in pochi anni è diventato un piccolo D’Alema.
  1. La cosa peggiore che poteva capitare a Salvini in questo momento era andare al governo: infinite promesse da mantenere e niente soldi per realizzarle, isolamento internazionale completo, pochissimi skills politici fuori dall’ambiente di Facebook, decine di miliardi da trovare per evitare l’aumento dell’Iva. Con un’alta probabilità Salvini premier non sarebbe durato un anno, non sarebbe arrivato neppure all’elezione del Presidente della Repubblica. Invece ora Salvini farà le due cose che gli riescono meglio: la vittima e un’infinita campagna elettorale fino al momento in cui passerà all’incasso. Un momento che verrà  probabilmente molto prima di quanto pensi ora il PD perché governare con i 5 stelle è di fatto impossibile.
  1. Il processo di pensiero del PD in questa fase è stato:

Allearsi con i 5 stelle per eleggere un Presidente della Repubblica che impedisca la distruzione del Paese.

Peccato che allearsi con i 5 stelle (il partito azienda, autoritario e cialtrone) significhi distruggere il Paese. Quindi a ben vedere il pensiero diventa circolare:

Distruggere il Paese per eleggere un Presidente della Repubblica che impedisca la distruzione del Paese.

Un nonsense.

  1. Perché un intero partito, per quanto litigioso e spesso alienato alla realtà, cade in un pensiero circolare di questo tipo? Perché è preda di un “bias di fascismo”, ovvero reagisce in maniera irrazionale all’unica cosa che è capace di unirlo –peggio ancora l’unica cosa in grado di dargli un’identità – ovvero l’idea che sia chiamato ad opporsi a quella che storicamente è stata la minaccia massima, la minaccia archetipale. Ma ha senso applicare a Salvini una categoria della storiografia del ‘900 come quella di “fascismo”? Ovviamente no. Qualsiasi cosa sia Salvini, un sovranista populista la cui comunicazione politica passa da un uso scientifico dei social network, un leader con saltuarie pulsioni autoritarie (i pieni poteri) o teocratiche (le invocazioni alla madonnina), il fascismo è un’altra cosa. Non si rende giustizia speculativa a nessuno dei due fenomeni confondendoli.  Salvini può anche essere pericoloso ma non in quanto fascista, bensì in quanto fenomeno nuovo, in costante via di decifrazione. Le categorie politiche esistono per distinguere i fenomeni, il processo di attaccare sempre le stesse etichette a realtà diverse non serve a distinguere il fenomeno quanto piuttosto a identificare chi cerca di etichettarle. In altri termini dare del fascista a Salvini non serve a spiegare la realtà ma a dare un’identità al PD. Lo definisce come un partito che non è più in grado di leggere il suo tempo nè di proporsi come alternativa credibile presso l’elettorato e riesce ad unirsi solo evocando un fantasma del passato – un fantasma che impedisce di vedere altre nuove minacce potenzialmente pericolose. Un partito di questo genere ha con ogni evidenza concluso la sua funzione storica. In un certo senso quello a cui stiamo assistendo in questi giorni è il funerale del PD.

Il Dilemma del barcone

La sensazione di fascismo incipiente che secondo il PD giustifica l’accordo contro natura con i 5 stelle, deriva in massima parte dalla gestione Salviniana dell’immigrazione, una gestione che si è basata principalmente su annunci social, diserzione delle riunioni europee, un peso internazionale dell’Italia del tutto inesistente e una linea dura contro le singole barche delle Ong, un approccio passivo che si è manifestato reagendo di volta in volta in maniera pressoché estemporanea ad una nuova emergenza. Complessivamente un approccio dilettantesco MA, ed è un grosso ma, proviamo per un momento a pensare come qualcuno che voglia davvero governare uno Stato: possono le sorti di quel complessissimo organismo che è un Paese di 60 milioni di abitanti con tutti i suoi infiniti problemi (l’economia, la sanità, l’istruzione, la ricerca, eccetera) essere decise solo ed unicamente dallo scontro fra un ministro dell’interno e qualche centinaio di immigrati clandestini a cui comunque vengono garantiti cibo e cure mediche? Potremmo chiamare questa domanda il Dilemma del barcone.

Personalmente credo che questa centralità assoluta sia l’effetto di distorsione emotiva, uno degli inganni che l’empatia gioca alla ragione per via di una sovrabbondanza di immagini e per la fascinazione universale che nutriamo nei confronti di alcuni archetipi narrativi (in primis lo schema Davide vs Golia, che non a caso è lo stesso che, rovesciato,  Salvini usa contro l’Europa). Da un punto di vista razionale mi sembra piuttosto probabile che prendendo decisioni che riguardano l’intera comunità basandosi soltanto del Dilemma del barcone (qualsiasi sia la vostra posizione a riguardo) si infiliggano sul lungo periodo danni decisamente maggiori a un numero molto più elevato di persone.

Mettiamo ad esempio che per via dell’assoluta centralità del Dilemma del barcone vada al governo la Lega (come molto probabilmente accadrà a breve) oppure (come sta accadendo ora) un governo M5s-PD, entrambe queste opzioni avranno realisticamente conseguenze involutive sull’economia italiana e un’economia in collasso in uno Stato con 60 milioni di abitanti significa un sacco di morti in più, per via di una sanità peggiore, di una peggiore alimentazione, di peggiori condizioni di lavoro eccetera. Se l’imperativo è quello umano – la tutela, cioè, della vita umana – guardare alla vita di 60 milioni di persone attraverso lo spioncino del Dilemma del barcone rischia di essere estremamente controproducente. Ma è il principio che conta! Ok, ma è davvero il principio o l’occhio della telecamera? L’albero fa rumore se cade in una foresta dove non c’è una diretta Facebook di Salvini o di Carola Rackete? Se il concetto della tutela della vita umana è universale, la vita degli abitanti di uno Stato dovrebbe valere quanto quella di coloro che in quello Stato provano ad entrarci illegalmente. Questo ragionamento è valido in particolar modo se ai barconi a cui viene negato accesso al territorio di uno Stato sovrano viene comunque fornita assistenza. Scegliere chi deve governare l’Italia solo sulla base di eventi delle dimensioni e della frequenza degli sbarchi illegali è una scelta assurda. Il PD, come qualsiasi partito riformista, dovrebbe inserire la gestione dell’immigrazione fra i problemi che deve gestire, non dargli quel tipo di priorità assoluta che sottointende debba avere nel momento in cui  rinnega tutto se stesso e va a stringere un’unione assurda con il M5s.

In breve, se è per evitare che dei barconi d’immigrati vengano respinti dai porti italiani che il PD distrugge tutto il resto di quello in cui crede, allora sta compiendo una pessima scelta, dettata probabilmente da un fervore morale la cui origine dobbiamo individuare in motivi psicanalitici della sua costituency.

Questo è un piano più sdrucciolevole ma se dovessi tirare ad indovinare  direi che all’elettore borghese e ztl del centro sinistra non sia rimasto poi molto altro per considerarsi di sinistra se non questo idealismo di massima nei confronti di un esotico “altro”, che diventa il muto feticcio per definire la sua identità politica (identità a cui il borghese progressista ztl tiene moltissimo. Nella seconda parte di questo articolo ho scritto di più sull’argomento). Da qui l’ossessione (ancora una volta speculare a quella salviniana) per l’immigrazione e la messa in secondo piano di tutte le altre questioni. E in una situazione come questa che può di colpo suonare credibile la chiamata alle armi, la campana che suona per la resistenza (altro archetipo, almeno a sinistra) e porta a prendere sul serio un Di Maio (DI MAIO!)

Rimane infine un’altra questione: come si comporterà sull’immigrazione questo nuovo governo? La via è stretta, è evidente che la maggioranza degli italiani in questo momento storico chiede un maggiore controllo dei confini, una politica di ingressi più severa e in linea con quella degli altri paesi europei, ma la sinistra (tra l’altro in maniera estramente provinciale) ha sempre bollato in automatico queste richieste come fasciste tout court, un criterio secondo il quale molte nazioni europee sarebbero fasciste, così come lo sarebbero stati gli Stati Uniti di Obama e non solo quelli di Trump (che da quando twitta su Giuseppi è comunque diventato un amico).

Il nuovo governo potrà evitare (e eviterà) salvinate come quelle di lasciare persone a bordo delle barche in mare, ma dopo? Se gli immigrati continueranno ad arrivare come arrivavano prima, Salvini non farà che aumentare i propri consensi e l’intero scopo di questo governo vorrebbe essere logorare il nemico, non renderlo più forte. Insomma serviranno strategie nuove, più umane e efficaci, che non si vedono all’orizzonte e sono urgenti anche perché, come detto, sarebbe finalmente ora di pensare anche a quello che si svolge dentro i confini, non solo nelle immediate vicinanze. E possibilmente  sapere anche comunicare questa pluralità di attenzioni e di azioni, non appiattirsi quindi su una narrazione Salviniana e barcone-centrica del Paese. Pensare però che possa nascere una strategia efficace e intelligente da una coalizione che comprende i 5 stelle è puro wishful thinking.

Per tutti questi motivi se io fossi Salvini in questo momento starei sbocciando delle bottiglie d’annata. Sempre naturalmente che non nasconda qualcosa che non sappiamo. Ma questa è un’altra storia.

[1] Fonte: AGR (Associazione Gabbiani Roma)/Cio (Comitato olimpico internazionale)