TINDER E LA DISSIPAZIONE DELL’ENERGIA

  • 11 aprile 2016
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Ad ogni passaggio di livello trofico si perde approssimativamente il 90% dell’energia proveniente dal sole: quanta permette di risparmiarne Tinder e a che prezzo?

La natura non tende all’inazione ma non sembra apprezzare nemmeno gli sforzi eccessivi,  la struttura della vita segue soprattutto un principio: ottimizzare le risorse. Non per produrre di più (il surplus è roba da esseri umani decadenti, il che comunque è ok se un giorno volete poter usare degli antibiotici) quanto per la mera sopravvivenza.

Questo è solo uno dei tanti insegnamenti che si possono trarre dal dettagliatissimo, e divertente, L’ingegneria degli animali di Mark Denny e Alan McFadzean , un’indagine ingegneristica attorno alle strutture, le reti e le logiche insite nella vita sulla terra. Quali sono i modi diversi in cui animali di varie taglie gestiscono il calore? Come fa esattamente a muoversi una lumaca? Cosa rende un lupo un killer efficiente? Secondo quali esigenze animali diversi hanno sviluppato scheletri diversi?

Il libro inoltre illumina alcune questioni di fondamentale importanza per la vostra vita professionale e affettiva come ad esempio “quanto è infernale la vita di un colibrì?”. Soprattutto però, mette appunto in chiaro la costante propensione della natura all’ottimizzazione delle risorse, anche, e forse soprattutto, là dove i meccanismi ambientali sono ostili o semplicemente inefficienti.

Perdendo energia.

 Tanto per fare un esempio, ad ogni passaggio di livello trofico si perde approssimativamente il 90% dell’energia proveniente dal sole: le piante con la fotosintesi sono in grado di assorbire solo il 10% dell’energia presente nell’atmosfera e passano la stessa quota della propria energia agli erbivori e, ancora, la medesima proporzione regola il trasferimento fra questi ultimi e i carnivori. Questa dispersione avviene per via del secondo principio della termodinamica e per una serie d’inefficienze diffuse, ad esempio lo stesso atto di digerire gli amici del livello trofico inferiore dopo esserseli mangiati richiede una certa quota di energia.

Spostarsi costa a sua volta energia, e non tutte le specie hanno la stessa efficienza nel ciondolare in giro per il loro ambiente. Un giovanissimo Steve Jobs lesse uno studio su Scientific American che confrontava diversi animali proprio da questo punto di vista: il più efficiente nei movimenti era il Condor, l’uomo navigava a metà classifica, come un Bologna F.c. qualsiasi. Però l’uomo balzava primo in classifica se solo si muniva di bicicletta (il sorpasso a mezzo tecnologico sul condor è un fatto sul cui valore simbolico forse non ci si è interrogati abbastanza). Da quel giorno in poi Jobs dice di aver sempre pensato al computer come ad una “bicicletta della mente”.

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Nella foto un animale che non avrebbe avuto speranze contro Girardengo

C’è però anche un altro possibile approccio al problema, più in linea con l’età del software. Gli esseri viventi, che siano volpi o umani, si spostano principalmente per due motivi:

  1. Procurarsi del cibo. In senso lato per gli uomini, perché oltre al cibo tendono a procurarsi anche beni di altro tipo come case, vestiti, automobili o biciclette a scatto nel caso di esemplari che sembrano aver subito danni neurologici. Il meccanismo che regola la loro società è illustrato brillantemente qui
  2. Accoppiarsi. Questo rimane sostanzialmente uguale, anche se le volpi usano probabilmente meno deodorante e per i rituali d’accoppiamento preferiscono i boschi ai “distretti enogastronomici” .

Una volpe pigmea americana che dobbiamo supporre non bici-munita, consuma secondo Denny e McFadzean, circa il 20% della sua energia per le sue peregrinazioni, una parte importante delle quali va senza dubbio via nella ricerca di volpine compiacenti e inclini alla prosecuzione della specie. Il suo collega bipede, l’homo sapiens sapiens, il cui accoppiamento è sottoposto a una serie più stringenti di vincoli per via di alcune peculiarità tipiche della sua specie come il linguaggio, la complessità della sua organizzazione sociale e la cifra residua sul conto in banca, può consumare ancora più di energie nella ricerca di un partner, senza per altro essere altrettanto vincolato alla riproduzione in caso di successo.

A ben guardare però una bici con cui muoversi di bar in bar in cerca di un partner può non rappresentare un fattore risolutivo se, ad esempio, l’uomo in questione si esprime a grugniti, indossa calzini bianchi o utilizza approcci fin troppo pragmatici come “Ciao, hai già scopato oggi?”.

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La volpe di Facebook avrebbe causato confusione teorica in Steve Jobs

 

Ottimizzare.

Qui però, al netto del fatto che due trucchi li dovete imparare comunque e presupponendo che per qualche motivo non vogliate ricorrere alla prostituzione o a mezzucci infimi ma pur sempre efficaci come scrivere libri, impegnarvi in politica o insegnare all’università, interviene l’app Tinder che suggerisce una rivoluzione copernicana: non usare mezzi più efficienti per spostarsi ossessivamente da un potenziale ritrovo di partner sessuali ad un altro, annuendo nel mentre a discorsi di cui chiaramente non ve ne fotte un cazzo, ma scrollare comodamente da casa le foto di eventuali vittime, chattarci guardando gli highlights dell’Nba fino a quando non raggiungete con una o più di esse un accordo di massima (ah, anche tu trovi True detective così intenso?) e solo allora utilizzare energia animale, ciclistica, rinnovabile, fossile o delle buone intenzioni referendarie per raggiungere l’obbiettivo, ottenendo, al netto di una percentuale ineliminabile di profumiere in psicoanalisi dalla pre-adolescenza –detta variabile pf–, un risultato sostanzialmente sicuro. All’improvviso agitarsi per ore sotto cassa sembra un’attività molto meno necessaria.

Anche questa è organizzazione delle risorse, anzi è una peculiarità tipica delle reti informative, un tipo di organizzazione che prima ancora di rendere più efficiente un viaggio s’interroga sull’opportunità d’intraprenderlo. È anche il tipo di sviluppo tecnologico che ci ha fatto passare da un futuro che immaginavano munito di teletrasporto o almeno di auto volanti ad un presente dove chini sugli schermi degli smartphone si aspetta che arrivi la pizza ordinata dal ristorante sotto casa.

Viaggiano i dati e ci si muove il meno possibile, ci si avvicina, cioè, allo stile di vita dei Condor. Il potenziale di questo tipo di organizzazione che meno sì offre alla fantascienza e alle avventure interplanetarie, mi è divenuto pienamente chiaro solo quando un amico, noto nell’era analogica come ( uso qui un termine scientifico forse un po’ complesso ma necessario alla trattazione) proverbiale scacciafiga, mi ha illustrato le sue ultime conquiste sul suo telefono e subito dopo mi ha mostrato alcune delle risorse disponibili nel luogo dove ci trovavamo.

Eravamo con un gruppo di amici su una piccola isola siciliana, per giunta fuori stagione, un ambiente in cui in un contesto predigitale le probabilità di accoppiamento del mio amico, già di per sé antologicamente basse in una megalopoli retta da un regime politico fondato sul poliamore, sarebbero state ragionevolmente esprimibili con un numero negativo. Anche senza considerare che il mio amico è un alcolizzato basta infatti considerare alcuni fattori debilitanti come il controllo sociale e la necessaria limitatezza del bacino potenziale in un luogo come quello.

Eppure Tinder offriva opzioni, e nemmeno poche, persino lì. Fino a quel momento avevo volato ad 10mila metri di quota, videochiamato casa da 7mila chilometri di distanza, provato i Google glass, fatto complessi esami clinici, sfrecciato su autostrade deserte, costruito una carriera professionale grazie anche alla circolazione in tempo reale di informazioni digitali all’interno di una rete globale, ma non avevo ancora capito quanto la tecnologia potesse essere davvero utile. Intendo cioè per cose che contano davvero. (scopare>risonanza magnetica)

In quel momento il luccichio inedito negli occhi dell’amico former pussy away driver (traduzione via http://www.wordreference.com/iten/scacciare ) sembrava dire “Capisci, ora il mio impiego dell’energia solare è più efficiente!” con il tipico movimento della mano a stantuffo che in ogni cultura è il simbolo informale per “passaggio di energia fra livelli trofici”.

Non puoi cambiare la natura, solo peggiorarla.

Era tutto vero, ed era anche molto significativo. Attraverso il gioco dei grandi numeri chiunque, persino un F.P.A.D, poteva svoltare ottimi risultati, l’unico limite fisico sembrava essere diventato la rapidità delle dita sui tasti. Oh che magnifica società!

Ma, come in uno di quei film post apocalittici dove la natura sotto forma di alberi, cespugli e animali esotici riconquista inesorabile le metropoli abbandonate, la lotta per la vita ha fatto ritorno in tutta la sua gerarchica brutalità con i suoi esemplari alpha e omega, attraverso l’algoritmo di Tinder che ha implementato il cosiddetto ELO score. Di fatto si tratta di un valore segreto, ma non per questo meno determinante, derivato in massima parte dalla propria storia all’interno del servizio. In parole povere più siete richiesti (e matchati) più vi è permesso di vedere potenziali obbiettivi. Alla lunga se proprio nessuno vi vuole, il sistema vi mostrerà solo profili simili al vostro, il che naturalmente si configura come lo spasso definitivo.

“Fai cagare”

“Anche tu”

“Aperitivo verso le 7?”’

“Ok”

L’obbiettivo è abbreviare il tempo speso ad alimentare speranze illusorie ( e a scartare cessi) all’interno dell’app, l’algoritmo farà quindi per voi buona parte della scelta comportandosi come un organizzatore di matrimoni combinati assicurandosi, che non vi siano riproposte possibilità simili a quelle che avete già miseramente fallito in passato. Questa tecnologia si prodiga silenziosa, segreta e inesorabile affinché i belli rimangano protetti dalle molestie dei brutti e per molestie s’intende “dalla vista”.

Insomma un metodo gerarchico, brutale, inesorabile e molto più rigido e irreversibile della già sicuramente non tenera selezione naturale: stiamo parlando pur sempre di silicio, materiale che obbedisce ciecamente agli ordini come non fa nessun omologo in carne ed ossa, nemmeno tedesco.

La selezione naturale inoltre prende in considerazione anche altre variabili oltre alle tre vostre migliori foto su facebook, giusto per fare un esempio immediatamente comprensibile a chi lavora in ambito culturale, immaginate di essere l’orrido leader dal volto deforme di una tribù che ha appena sterminato la minacciosa tribù vicina, le donne del vostro clan farebbero a gara per leccare dalla vostra pelle il sangue degli infanti dell’altro clan che avete trucidato a mani nude e mangiato crudi intonando lugubri canzoni di Laura Pausini ( mi piace aggiungere particolari poetici agli esempi).

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editor di una nota casa editrice

Purtroppo una superiore abilità nello sterminio e nella masticazione della prole dei vostri antagonisti ambientali risultano caratteristiche difficilmente esprimibili su Tinder, che in questo modo limita radicalmente il ventaglio di variabili da cui passano le vostre chance nella lotta per la prosecuzione della specie.

L’algoritmo selettivo, riducendo la competizione per l’eiaculazione in compagnia a una faccenda di scuole private (assieme all’algoritmo sono state inserite anche educazione e posto di lavoro) e barbute faccette inoffensive, la rende un misto di eugenetica e perbenismo da due soldi. Il mio consiglio professionale è quindi il seguente: dichiarategli deliberatamente guerra e, se necessario, andate pesantemente di Photoshop.

Non temete neppure di ritoccare un po’ le informazioni non è ingannare, è contrastare con intelligenza le dinamiche inefficienti della dissipazione dell’energia, e questo in un senso difficilmente contestabile significa fare rientrare nella lotta per la riproduzione la caratteristica che distingue tutti gli uomini, esclusi naturalmente i vegani, dagli altri animali: l’intelligenza, appunto.

Qualcosa su cui la segreta ingegneria della vita non potrebbe che essere d’accordo.

 

 

 

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