
Lo Stregone
Una notte, un ristorante, una brigata. Il romanzo corale su un cuoco venerato come un profeta e sul mistero che lo circonda.
Un romanzo polifonico, feroce e pietoso, contemporaneo e sorprendente.
Antonio Franchini
È un romanzo sul sacro, sul rito, sul bisogno di trascendenza che cerchiamo in fondo a un piatto. Lo Stregone osserva i fedeli davanti all’altare vuoto.
Andrea Minuz · Il Foglio
Il nuovo romanzo di Rielli è contemporaneo perché usa un microcosmo specifico e iperspecialistico (in questo caso l’alta ristorazione alla Masterchef) per mettere a nudo le nevrosi, le ossessioni e la fisica del potere della società della performance.
Allonsanfàn
Rielli passa con naturalezza dal lessico tecnico della cucina, fitto di termini propri dell’alta ristorazione, a una lingua più colta ricca di citazioni letterarie, per arrivare al parlato colloquiale e alle inflessioni dialettali (…) C’è il colpo da maestro nel finale. Quando le voci sembrano essersi esaurite e il ritratto dello Stregone sembra ormai compiuto, Rielli lascia emergere qualcosa di sorprendentemente semplice e, proprio per questo, potentissimo.
Marianna Inserra · Critica Letteraria
Chi è davvero lo Stregone? C’è chi considera Francesco Minervini un visionario che ha cambiato il modo di intendere il cibo e chi un santone a capo di una setta, chi esalta la sua capacità di arrivare all’essenza stessa della vita, chi vede in lui un manipolatore, chi ricorda il suo primo ristorante andato in fiamme e chi farebbe qualsiasi cosa per assaggiare la sua cucina. Di certo c’è che il Bíos – il suo locale – si appresta a vivere la notte più importante della sua storia, quella che deciderà se può continuare a esistere o se è destinato a scomparire, portandosi con sé il suo fondatore e i suoi segreti.



