Il conformismo degli spaventapasseri (DOMANI) | Daniele Rielli

Il conformismo degli spaventapasseri (DOMANI)

  • 19 luglio 2020

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Questo pezzo è stato pubblicato nella newsletter di Domani il 18/2/2020 // (illustrazione di Dario Campana)

Qual è lo stato della libertà d’espressione in occidente? Diciamo che potrebbe stare meglio. Bari Weiss si è appena dimessa dal New York Times, era stata una dei pochissimi giornalisti di testate liberal a seguire i fatti dell’università di Evergreen, quando Bret Weinstein, un biologo evoluzionista con una lunghissima storia di militanza anti razzista, sostenitore di Bernie Sanders e di Occupy Wall Street e nessun legame con Harvey Weinstein, il produttore cinematografico, fu costretto da alcuni studenti ad abbandonare il college per aver espresso un’opinione.

Che opinione?

Un parere contrario al rovesciamento del Day of Absence da giorno in cui gli studenti e i dipendenti delle minoranze non si presentavano in facoltà per sottolineare la loro importanza a giorno in cui i bianchi venivano ufficialmente invitati dalle istituzioni accademiche a non a recarsi al lavoro o a lezione.

In quell’occasione, Weinstein – che per inciso è una mente brillantissima, consiglio il suo podcast The Black Horse  e in particolare l’ultima puntata dove ospita sette intellettuali afroamericani – scrisse le seguenti parole:

“C’è una grossa differenza tra un gruppo o una coalizione che decide di assentarsi volontariamente da uno spazio condiviso per sottolineare il suo ruolo vitale e normalmente ignorato… e un gruppo che incoraggia un altro gruppo ad andarsene. La prima è una potente chiamata alla coscienza, il che, ovviamente, colpisce la logica dell’oppressione. La seconda è una dimostrazione di forza e un atto di oppressione in sé e per sé.”

In seguito a questo messaggio pienamente nell’alveo del dibattito intellettuale, politico e civile tipico di una democrazia, il professore progressista fu accusato di essere un sostenitore della supremazia bianca, fu inseguito da studenti armati di mazze e gli fu impedito di tenere le sue lezioni nel campus; dovette tenerle in un parco.

Questi fatti incresciosi rimasero per lungo tempo avvolti nel silenzio assoluto dei media perché questo tipo di razzismo non rientrava nella narrativa: gli illiberali in quel momento erano soltanto Donald Trump e i suoi sostenitori non potevano essere anche degli studenti di sinistra della middle class determinati a mettere a tacere un loro professore progressista. Una cosa, per qualche strano motivo, sembrava escludere l’altra.

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